mercoledì, 18 luglio 2007

grazie riccardo iacona:

perchè è vecchia l'amaca di michele serra -

ma intelligentissima -

che proponeva di sostituire all'omicidio di Cogne

e al suo bailamme di mefistofeliche mamme e altri delinquenti da pochi soldi e poca paura, deliranti suggestioni, ipotesi, programmi televisivi, programmi televisivi, avvocati avvoltoi, e ancora programmi televisivi...

l'omicidio Fortugno

perchè se era il caso

visto che ne era proprio il caso

si poteva

si doveva, con più giustizia

PARLARNE ALTRETTANTO

Martinpinguino alle 11:42 in: dylan dog, madeleine, crazynabokov, iaconayeah
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lunedì, 09 luglio 2007

w la nyokka!

Pare che Berlusconi recentemente abbia definito Margaret Thatcher "a great piece of pussy" (The Independent) ovverossia "una gran gnocca".

Ha dimenticato di aggiungere: "senza testa".

Martinpinguino alle 10:31 in: spagna, madeleine, crazynabokov, billybraggfansblog
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sabato, 16 giugno 2007

Capovolgere lo schema, per non morire, estrema possibilità, per favore, lacrime, costernazione, emilio fede, apocalisse

"Dal governo di centrosinistra vogliamo poesia... Tutto il resto sono:

fatti concreti,

azioni,

berlusconi."

Martinpinguino alle 18:30 in: spagna, fiducia
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sabato, 16 giugno 2007

appello

Bisognerebbe commettere un crimine contro la libertà d'espressione,

e mettere a tacere chi spara solo cazzate,

e prima o poi qualcuno lo farà...

 

Martinpinguino alle 11:13 in: dylan dog, fiducia
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venerdì, 08 giugno 2007

Happiness: worst than any 1984

And yet I am happy.

Yes, happy.

I swear, I swear I am happy.

I have realized that the only happiness in this world is to observe, to spy, to watch, to scrutinize oneself and others, to be nothing but a big, slightly vitreous, somewhat bloodshot, unblinking eye.

I swear that this is happiness.

from The Eye by Vladimir Nabokov

Martinpinguino alle 11:55 in: crazynabokov
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giovedì, 03 maggio 2007

Mo bbasta

Si muove una foglia,

ed è subito terrorismo.

Martinpinguino alle 07:24 in: crazyhuntington
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sabato, 28 aprile 2007

Tu chiamale se vuoi emozioni

Sul numero di Foreign Affairs che inaugura l'anno una ricercatrice francese, Dominique Moisi, analizza lo stato dei rapporti fra area occidentale, area islamica e area «emergente» asiatica sostituendo al celebre paradigma del clash of civilizations di Samuel Huntington quello del clash of emotions. Le tre grandi aree di cui sopra, sostiene Moisi, si configurano oggi, più che come tre culture compatte e l'una contro l'altra armate o pronte ad armarsi, come tre grandi aree emozionali: l'Occidente come area della paura, il mondo arabo e musulmano come area dell'umiliazione, l'asia cinese e indiana come area della speranza. Moisi mette in guardia dal prendere la sua ipotesi troppo alla lettera, com'è già stato sciaguratamente fatto con le tesi di Huntington: i tre mood emotivi non sono compatti e comportano significative eccezioni e qualche mix in aree eccentriche ma cruciali (ad esempio in Russia e in America latina). Ma vale la pena seguire il suo ragionamento..

Gli Stati uniti e l'Europa,, sostiene Moisi, sono divisi, più che uniti, da una comune cultura della paura. Mentre negli Stati uniti del dopo-11 settembre essa ha preso le note sembianze dell'ossessione securitaria all'interno e della preempive war all'esterno, in Europa si manifesta più sottilmente come paura dell'altro, paura del futuro, paura di perdere un'antica identità: l'incubo di essere «invasi» dall'emigrazione, la fantasia che l'Europa si trasformi in «Eurabia», la scoperta che le città europee sono non solo obiettivi ma anche basi del terrorismo internazionale, si mescolano negli europei a paure più endogene che riguardano la crisi dello stato sociale, la stasi economica e la possibilità di trasformarsi nel museo del mondo. E se per gli Stati uniti l'ossessione securitaria e guerra in Iraq si sono risolti in una disfatta d'immagine e di credibilità, in Europa queste micro e macro paure diffuse rischiano di riportare in auge antichi spiriti nazionalisti, come già s'è visto nella bocciatura della costituzione Ue.

La cultura dell'umiliazione che abita il mondo islamico ha dal canto suo radici lontane: già alimentata da una lunga decadenza culminata nella fine dell'impero ottomano, e poi inasprita dalla creazione dello stato d'Israele, oggi per un verso è incardinata al conflitto mediorientale, per l'altro è esacerbata dagli effetti penalizzanti della globalizzazione sull'intera area dei paesi arabi. Fatto sta che questo stratificato sentimento d'umiliazione assume sempre più i caratteri del conflitto religioso-identitario, fra islam e ebraismo, e fra islam e occidente, e rischia di assegnare all'estremismo sciita la bandiera della resistenza. Nessuna riconversione di questo sentimento è possibile, sottolinea Moisi, senza soluzione del problema palestinese.

Un quadro fosco, in cui l'unico vento di speranza sembra soffiare dall'estremo oriente, da dove vengono due messaggi chiari. Il primo dice che «la Cina è tornata» e sta ritrovando, dopo due secoli di relativo declino, uno statuto internazionale possente. Il secondo dice che l'India è la più grande e più popolosa democrazia del mondo, e che con le sue elite capaci di strategie di cooperazione con gli Stati uniti e con l'Europa ha ragione di guardare al futuro con ottimismo ancor maggiore della Cina.

Che fare in Occidente, e dell'Occidente, in questa situazione? A giudizio di Moisi, negare che il sentimento di umiliazione arabo-islamico sia per gli occidentali un problema e una minaccia è sbagliato tanto quanto affrontarlo con la guerra e la degenerazione della democrazia come fanno gli Usa. Né la soluzione può consistere solo nel sostenere l'Islam moderato contro quello fondamentalista: si tratterebbe piuttosto di instillare nelle società musulmane un sentimento di speranza e di fiducia nella crescita capace di contrastare rabbia e disperazione. Con la consapevolezza che senza soluzione dei problemi del mondo islamico, non può esserci dissoluzione della sindrome fobica in Occidente. E con la speranza che il clash of emotions si riveli per sua natura più mobile e volubile del clash of civilization.

Martinpinguino alle 11:43 in: crazyhuntington
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lunedì, 19 marzo 2007

Prima non ne ero tanto sicuro

Adesso sì.

Questo blog é pieno di cazzate.

Vedi in fondo alla pagina, al centro

Martinpinguino alle 12:44 in: fiducia
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venerdì, 02 marzo 2007

Ah Madeleine, Ah Madeleine... Quando la cazzata é proustiana...

Ora capisco perché mia madre da ragazzino voleva a tutti i costi mandarmi al cinema. Temeva che fuori dal cinema facessi brutti incontri, perfino in quel cinemetto in via dei Prefetti...

Martinpinguino alle 17:49 in: madeleine
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mercoledì, 28 febbraio 2007

Teo-dem é bello

I Pinguini hanno sempre avuto paura della Balena Bianca, di un suo spruzzo, anche solo di un suo lazzo, certamente di un suo ritorno. Stanno sul pack, tremando. Il centro del mondo, sì, il centro e capo del mondo, Roma, li scuote. E l'inquinamento di Milano scioglie loro i ghiacci. La Balena a dire il vero non fa' loro nulla, se non toglier loro il potere dell'orizzonte. E da' qualche argomento di polemica, sempre. Ma i Pinguini veri non amano parlare, amano agire. Perciò meglio stare con il capitano Achab e zoppicare con lui sul ponte.

I Pinguini sono anche consapevoli che Teo-dem é bello. É bello pregare Dio, ma ancor di più pregare la Chiesa. E supplicare, esortare, inginocchiarsi, strapparsi le vesti come ci si strappa di dosso gli alleati. La possibilità di pregare Andreotti poi è superlativa.

Teo-dem, comunque, è bello. Per questo i Pinguini, negli occhi la morte, si apprestano a unirsi al coro delle anime festanti:

...dacci oggi la nostra fiducia quotidiana

e liberaci dal male...

E si dimenticano del pack (black bel block bianch) di Vicenza. E altre quisquilie, come il Cermis.

Martinpinguino alle 10:11 in: fiducia
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